Ancora un novembre

di Alberto Molinari, ALA Lombardia

Come se non fosse accaduto mai , diventa coma se fosse la prima volta , tutti sorpresi ed allibiti. Peccato che alluvioni, esondazioni e frane si ripetano sistematicamente ad ogni pioggia violenta.

Cerchiamo di scrivere alcune considerazioni che, anziché riproporre la visione di fatti remoti analizzati con un vecchio cannocchiale, cercano di guardare al futuro sulla base di dati del presente, con parole semplici.

La componente delle forti piogge, ha caricato talmente i fiumi che non sono riusciti a sfociare nel mare, anche lui caricato di mareggiate e di venti, contrari alla linea dell’immissione.

Dopo il grido d’allarme dato dal capostruttura del Governo il 17 settembre 2017 dichiarando che vi erano fondi per 9mila opere ma mancano i progetti, per spenderli.

Dal momento che quelli che si sentono o si leggono sono spesso luoghi comuni, basati più sul sentito dire che su reali evidenze tecnico scientifiche, sembra opportuno fare un minimo di chiarezza, anche con l’aiuto di dati ufficiali.

4 novembre 1966 - Alluvione di Firenze

4 novembre 1966 – Alluvione di Firenze

Parliamo dell’intervento che tutti riconoscono come inevitabile e non più rinviabile, cioè la costruzione di “casse di espansione”. Qui sarebbe giusto ricordare che tutti i fiumi sono storicamente dotati di spazi che ospitano le acque in “caso di piena”. Si tratta delle golene, delle quali anche il più piccolo fiume era dotato fin dalla notte dei tempi. Con uno sfruttamento intensivo del suolo abbiamo invaso lo spazio “vitale” dei fiumi.

Un altro intervento che ha modificato la natura dei fiumi è l’asportazione di inerti e la vegetazione dagli alvei, per lasciare spazio allo scorrere delle acque. La “canalizzazione” si è dimostrata controproducente: aumenta la velocità di scorrimento, rende più distruttive le piene e incrementa i fenomeni di erosione delle sponde e delle fondazioni dei ponti. Insomma abbiamo snaturato una delle funzioni vitali dei fiumi.

Ecco che allora questi diventano appuntamenti fissi e purtroppo certi, perciò spendere in prevenzione – oltre a scongiurare perdite di vite umane – significa in realtà risparmiare su costi economici sicuri che altrimenti sarebbero astronomici.

Queste periodiche catastrofi si abbattono sul di un Paese tra i più belli del mondo quindi – oltre ai morti che sono la tragedia più grande e oltre ai costi economici – c’è un altro incalcolabile danno che va considerato: lo scempio della bellezza nazionale, della nostra identità, del nostro passato, dunque del nostro futuro.


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