Sembra che la cultura urbanistica italiana sia in difficoltà:

  • la strumentazione disciplinare di tipo “autoritario” tradizionale è stata superata dalla “urbanistica concordata”;
  • non si è ancora deciso se sia più urgente e importante riqualificare le periferie degradate oppure i centri storici in progressivo abbandono e costante decadenza,
  • infine, il tema delle emergenze quali le immigrazioni e i disastri naturali – i quali generano una domanda di residenzialità e servizi affatto diversi da quelli stabili e tradizionali, trovano una risposta nella spontaneità o nella provenienza militare della Protezione Civile, senza che, in tutto ciò, l’Urbanistica senta di avere una qualche competenza.

Per questa analisi muoviamo come il cavallo, faccciamo una digressione, un salto logico laterale: parliamo di Las Vegas, delle sue quattro identità (più una) diversissime eppure tutte conviventi in una città fortemente caratterizzata e notissima, promossa da Venturi e Scott-Brown ad oggetto degno di studio nella prima stagione postmoderna, della cui estetica essa è divenuta uno dei fondamenti.

Possiamo ancora “imparare” qualcosa da Las Vegas?

Lo spaesamento della cultura urbanistica

di Giovanni Maria Vencato

Le prima quattro caratterizzazioni di Las Vegas, sono compresse lungo il Las Vegas Boulevard, una autostrada a quattro corsie, una “Strip” commerciale, che attraversa downtown: un de-Centro che si percorre a piedi (solo qualche turista lo percorre a piedi) in meno di mezz’ora mentre, verso ovest, verso le pendici dei monti, si estende una immensa città di basse casette – lo “Sprawl” – che costituisce la quinta identità.

Questa Vegas, non è già più quella di Robert Venturi del 1972, è piuttosto la location di “CSI Las Vegas”, dove i poliziotti della scientifica, fanno il turno di notte, forse perché il caldo diurno è intollerabile.

1. Il Luna Park per adulti

Prima di visitarla, quello del Luna Park per adulti è ritenuto l’aspetto totalizzante di Las Vegas, non è così, né si tratta del suo volto più interessante; esso risulta tuttavia utile per l’avvio di una riflessione.
Non c’é un punto di osservazione esterno e neutrale per questa città, non la si può visitare con la pretesa di restarne indenne, quella a Vegas non è una visita allo zoo, non ci sono freaks in gabbia e gente normale che li guarda. Siamo tutti parte dello show.
Di questa Vegas baraccone, ve n’è una versione diurna ed una notturna che – diversamente dalle altre che ho individuato – sostanzialmente coincidono non mutando il loro aspetto sostanziale.

FOTO: Excalibur Hotel and Casino, Las Vegas

2. La Città Metafisica

Volumi perfettamente astratti – bianchi o metallici o monoliti scuri – emergono dalla superficie di asfalto o sabbia e si stagliano sullo sfondo di un cielo reso ancor più blue dalla assenza di qualsiasi traccia di umidità, evaporata prima del tempo, dal clima torrido di questa piana nel Mojave Desert.

L’astrazione è amplificata dalla quasi totale assenza di pedoni a causa del calore che supera i quaranta gradi, gli oggetti mobili sono le auto, tutte con vetri scuri, che si muovono da casinò a casinò, come navette automatiche in una città del futuro immaginato nel dopoguerra.

FOTO: Encore at Wynn Las Vegas

Encore at Wynn, Las Vegas (c)giovencato

3. Socialismo Reale

Questo è per me l’aspetto più sorprendente – perché del tutto inatteso – di Vegas e, nel contempo, la indiretta ma plastica conferma che la ‘gestione’ della metropoli (fondazione, pianificazione, controllo) è possibile solo in situazioni di amministrazione autoritaria e centralizzata della città; una dimostrazione che Las Vegas fornisce ‘per assurdo’, mi spiego.

Nel centro della ‘Strip’, nel mezzo del mezzo, vi sono quattro hotel casinò tra i più citati: il Bellagio, il Caesar Palace, Il Venetian ed il Palazzo. Qui si impiega una sorta di stile ‘post classico’ con misurate decorazioni a rifinire ogni elemento della composizione architettonica e nei punti di raccordo tra elementi orizzontali portati ed elementi verticali portanti.

Questo ‘stile’ non è affatto originale e – anche se qui è stato impiegato con un diverso scopo originario – è impossibile che sfugga il rimando formale-estetico con le architetture destinate a proiettare (materializzare) l’autorità del Potere politico nelle ex capitali del socialismo reale. In tali casi infatti, manca quella completa adesione al neo classicismo (o palladianesimo), cui sono invece informate le architetture del potere religioso e politico di capitali ‘occidentali’ come Parigi, Washington, Londra, Berlino, Pietroburgo.

Inoltre, il ‘fuori scala’ da cui sono affette queste architetture – che costituisce ad esempio uno dei tratti costituenti dell’arte e del design Pop degli anni ’60 – assume qui una dimensione terrificante: non vi è alcuna ironia (com’era per il Pop) nell’adozione di tale scala dimensionale la quale, se risponde essenzialmente ad una ottimizzazione economica-gestionale, nei fatti comunica terrore ed orrore ed oppressione fisica.

FOTO: L’inquietante e incombente “The Palazzo Resort Hotel Casino”

the palazzo resort hotel and casino, Las Vegas (c)giovencato

Il primario rimando iconografico analogico, è offerto dal Palazzo del Popolo fatto costruire negli anni ’80 dal dittatore Ceausescu nella oscura capitale della Romania. Il secondo riferimento è, ad esempio, il primo tratto della Karl-Marx-Alle a Berlino (già Stalin-alle), che si diparte da Alexander Platz, che doveva rappresentare il volto migliore del comunismo sovietico. Un progetto coordinato dal pregevole architetto Egon Hartmann, tutto votato alla invenzione di un ‘Classicismo Socialista’, contro il decadentismo borghese.

Questo secondo riferimento, in particolare, consente di osservare come il compimento che la cultura urbanistica tradizionale e “ortodossa” assegna alla pianificazione urbana, si possa ottener solo in presenza di un controllo degli ‘alzati’ cioè delle facciate dell’architettura, poiché l’anarchia della forma di città iconiche ed emblematiche, qual’è Manhattan o la stessa Las Vegas, dimostra che non basta ciò che Aldo Rossi chiamava la ‘Permanenza del Piano’ , sorta di sottile percezione di un ordine che si può cogliere pienamente solo grazie ad una vista a volo d’uccello o, meglio ancora, solo dalle tavole di progetto.

FOTO: Il retorico ‘fuori scala’ del Caesars’ Palace Las Vegas Hotel and Casino

Caesars' Palace Las Vegas Hotel and Casino (C)GIOVENCATO

4. Un Raffinato Minimalismo Tropicale

Nonostante lo stile dominante qui rilevato e descritto nei precedenti paragrafi, alcune recenti realizzazioni, in posizione tutt’altro che marginale, riscattano agli occhi dell’architetto contemporaneo, l’identità urbana di Las Vegas tramite l’adozione riuscita di un linguaggio minimalista e raffinato. Da citare in particolare i casi: Linq , Aria, Whym, Encore.

FOTO: The LINQ Hotel & Casino, Las Vegas

The LinQ, Las Vegas (c)giovencato

Ciò che colpisce maggiormente tuttavia, con riguardo alla identità qui esposta, è l’installazione di giganteschi totem pubblicitari a led luminosissimi ed altissima definizione che, a causa del formato verticale estremo, richiedono una produzione di video commerciali che risultano estremamente per il loro formato ma anche per la natura e qualità delle sequenze trasmesse che sono di altissima qualità e frutto di una grande ricerca nel campo del linguaggio grafico e fotografico; vere e proprie sorprendenti installazioni di arti visive metropolitane.

The Air, Las Vegas Strip (c)giovencato

FOTO: Video-installazione pubblicitaria lungo la ‘Strip’ di Las Vegas

La ‘cartellonistica’ commerciale, nella analisi di Venturi, costituiva fin dalle origini il vero fenomeno architettonico peculiare di Las Vegas.

5. Las Sprawl, un Sobborgo nel Deserto

Dalla sommità dello Stratosphere Casino, Hotel & Tower, ancora una attrazione turistica, si può percepire la reale vastità della Las Vegas minore: una sorta di sobborgo immenso che si estende su quella lingua di deserto del Mojave, circondata da ovest verso est dalla Sierra Nevada, dal Great Basin e dal Colorado Plateau, su cui si situa Las Vegas.

“Sprawl” significa letteralmente ‘massa disordinata’ ed è divenuto il termine che, sinteticamente, designa e descrive la ‘suburbia’ nord americana, una deformazione dell’utopia delle “Garden Cities” britanniche, qui caratterizzata dalla dispersione edilizia e dalla bassissima densità urbanistica.

In termini di estensione, Las Vegas Strip occupa uno spazio infimo di ciò che è l’effettiva estensione dell’agglomerato di Las Vegas come città; in termini dimensionali, Las Vegas è un amplissimo, irrilevante sprawl, che circonda una zona centrale – lo Strip – ad elevatissima significazione, altissima densità e massima capacità di attrazione.

FOTO: L’area nord-ovest della Las Vegas ‘minore’, ripresa dalla sommità dello Stratosphere

las-vegas-the-sprawl-1-(c)giovencato

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