A che punto siamo con l’architettura

di Giovanni Maria Vencato

DM 2018 lectures IIC TOKYO-0696

Dove vanno, cosa fanno, cosa sanno, cosa disegnano i giovani architetti

Premesso che il concetto di ‘giovane architetto’ in Italia e nel mondo, si estende oltre la trentina, ho avuto occasione di osservare una campionatura di progetti di giovani, abbastanza casuale se non fosse per il fatto che si tratta di architetti che hanno partecipato con successo alla decima edizione del premio Dedalo Minosse alla committenza di architettura, creato da ALA Assoarchitetti nel 1997.
La presentazione è avvenuta nel corso di mini lectures tenutesi presso l’auditorium dell’IIC Istituto Italiano di Cultura di Tokyo diretto egregiamente dal prof. Paolo Calvetti, docente ordinario di Giapponese presso la Ca’ Foscari di Venezia.

L’occasione era offerta dalla missione a Tokyo, terza tappa della mostra itinerante del Dedalo Minosse 2017-2019, dopo Buenos Aires e Parigi e prima di Chicago e San Francisco. Per coloro che non ne fossero sufficientemente informati, diremo allora che, con il Dedalo, si premia il cliente dell’architetto: un soggetto decisivo – unitamente agli organi pubblici che autorizzano gli interventi – per la progettazione e la messa in opera dell’architettura perché i progettisti non hanno bisogno di una infinita libertà, di una delega in bianco a metter su carta le proprie frustrazioni, piuttosto necessitano di un confronto con un committente informato, consapevole e, se possibile, anche colto.

Gli architetti Frazzi, Prost, Garcia e Ashizawa,alcuni tra i premiati al Dedalo 2017, sono intervenuti come relatori alla conferenza presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo

Premiati Dedalo Minosse a Tokyo

Ebbene, nella breve rassegna degli architetti che hanno visto i propri clienti premiati, dopo Philippe Prost per il grand prix, si sono succeduti Luis Arturo Garcia (Mexico) vincitore del Premio Dedalo Minosse under 40, Ryuichi Ashizawa (Giappone) autore del progetto che ha ricevuto il premio speciale DM assegnato da Confindustria Vicenza – Sezione Costruttori Edili ed Impianti e Matias Frazzi (Argentina) segnalazione della giuria Dedalo Minosse 2017. Le architetture presentate ed illustrate, oltre a quella da loro portata al Premio internazionale, appartenevano al loro ‘catalogo’ di lavori, tale da consentire alcune considerazioni sull’indirizzo delle future (auguri) archistars.

In primo luogo,

va apprezzato lo sforzo di autopromozione che ha portato – a proprie spese – questi giovani a trattenersi per qualche giorno a Tokyo con un viaggio simile ad una odissea (35 ore da Buenos Aires a Tokyo!): le occasioni di lavoro – lo sappiamo bene tutti – non vanno attese ma create, inseguite, presentandosi con credibilità ed incrementando via via la propria reputazione professionale; Dedalo Minosse ha offerto una chance – un canale, una opportunità – a questi giovani che, cogliendone il valore, hanno inteso investirvi il proprio denaro.

In secondo luogo,

ed estremizzando un poco quanto presentato, si può intravvedere come siano emerse tre strategie da tre giovani studi.

arch. Luis Arturo Garcia, Mexico (Dedalo Minosse winner)
Architettura e paesaggio

Non c’è traccia di una idea di città come comunità di relazioni tra edifici nel progetto di Luis Arturo Garcia: la sua architettura si focalizza strenuamente ma unicamente sulla ricerca di una relazione con il paesaggio, che è relazione di esclusività e di appropriazione; l’insediamento usa materiali anche provenienti dal sito, ma non tenta un insediamento mimetico poiché, anzi, stabilisce con atto di primazia, che quella terra difficile è da ora conquistata all’uso esclusivo di quell’uomo che – attraverso l’architettura – costruisce il paesaggio, una entità, come è noto, totalmente ‘culturale’ ed anti-naturale.

arch. Ryuichi Ashizawa, Japan (Dedalo Minosse winner)
Architettura e natura

Anche Ryuichi Ashizawa affronta il tema del paesaggio come vincolo determinante, ma lo fa con un approccio totalmente diverso. Nei 4 progetti, realizzati o in corso di definizione, egli considera il ‘paesaggio’ climatico nella Malesia tropicale, dove tutti gli sforzi sono volti a rendere abitabile – come luogo di lavoro – un paesaggio altrimenti davvero inospitale e lo fa con due strategie: la sommersione dell’architettura sotto uno strato di terreno inverdito per le strutture produttive orizzontali, oppure il mascheramento progettato e programmato per le strutture verticali; per entrambe le tipologie si prevede un utilizzo ‘circolare’ dell’acqua (laminata nel sottosuolo e quindi riutilizzata) oltre che un impiego dell’effetto camino per un condizionamento con correnti naturali indotte dal basso e, in sommità con il loro rinfrescamento tramite ugelli sprinkler. L’architettura di Ashizawa appartiene a quella tendenza che integra il verde nella costruzioni, considerandolo elemento costruttivo ai fini della bellezza, del comfort di chi usa la costruzione, la sostenibilità nei confronti del resto del tessuto urbano; questa tendenza appare – a noi della vecchia scuola – come una negazione di fatto dell’architettura ‘as we knew it’, l’immagine di un futuro distopico privo di ogni speranza di riagganciare un ‘progresso’ come avanzamento collettivo ed individuale, tanto più che, anche qui, o si progetta nel mezzo di una foresta tropicale, oppure si progettano piccoli insediamenti abitati in zone boscose del Michigan.

Architettura e città

Più affine alla tradizione che o appena richiamato, il lavoro di Matias Frazzi che, coerentemente, interviene su singoli condomini, o ex magazzini o simili, elaborando con la diffusione del suo linguaggio fatto di elementi costruttivi grezzi (cls, blocchi, mattoni), un lento ma progressivo processo di sostituzione e riuso del tessuto urbano di piccole città dell’Argentina, fino all’intervento di riscoperta del tracciato della ‘Brecha’ (breccia) nelle mura seicentesce della fortezza portoghese, a forza di cannonate spagnole. Come si può dire: la lunghezza della storia è variabile e quei modesti reperti di fine ‘600 sono assai preziosi per quella comunità di mare che ritrova così anche un pasèo pubblico, al piano terra di unità di abitazione private: un concetto sincretico che è tanto familiare anche a noi italiani e che ritroviamo in continuazione nelle città storiche.


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