Creative class e riqualificazione delle città*

Come attrarre gli investimenti: il ruolo di professionisti e imprenditori

Città e fattori di attrazione degli investimenti e attrattività in generale. Chi guida, chi decide

Il giorno dopo la comunicazione di Trump dell’uscita USA dall’accordo di Parigi sul clima, Macron invitò scienziati e imprenditori statunitensi e in generale gli americani in disaccordo, a proseguire l’attività in Francia: “…troveranno nella Francia una seconda patria“.

Da noi, nel giugno 2016, dopo il voto nell’UK, il sindaco Sala dichiarava “Brexit può essere un’opportunità per Milano“, così candidando la sua città a sede delle istituzioni finanziarie della UE che oggi sono nell’UK e degli Head-quarters delle grandi società, interessate ad operare dall’interno dell’UE.

Valutando questi scenari dal punto di vista dell’urbanistica e degli indirizzi politico amministrativi che questa si propone d’attuare, è evidente che le città divengono attrattive, se rendono disponibili strutture materiali ed immateriali di riqualificazione, con le quali ottengono migliore reputazione, rispetto alle altre con cui entrano in competizione.

Uno studio rilevante e molto noto a tale riguardo, fu proposto da Richard Florida nel 2002 e poi nel 2011, dopo le primavere arabe e l’occupazione delle piazze a Madrid, Istanbul e New York. Florida sostiene nel libro The Rise of the Creative Class, che le regioni metropolitane con elevate concentrazioni di lavoratori tecnologici, artisti, musicisti, lesbiche e gay, (definiti nell’insieme “bohémien elevati”), mostrano un livello più forte di sviluppo economico.

Florida definisce questi gruppi come la “classe creativa“, la quale favorirebbe la formazione di un ambiente urbano aperto, dinamico, personale e professionale, che a sua volta, eserciterebbe una forza attrattiva nei confronti delle imprese e del capitale. Secondo Florida, la politica di riqualificazione urbana dovrebbe focalizzarsi su progetti come stadi, edifici iconici e centri commerciali, culturali e d’incontro, come miglior uso primario di rigenerazione, per una prosperità a lungo termine. Florida appartiene a quel filone degli “studi urbani“, che valuta la città esaminando fattori diversi da quelli delle tecniche urbanistiche, quali la combinazione degli eventi storici, culturali, sociologici ed economici, che in modo combinato ne hanno condizionato la forma e le architetture e le interazioni di tutto questo con l’ambiente fisico.

La tesi chiave di Florida è sfruttare le energie creative, il talento e il potenziale di tutti, per costruire una società che riconosce e nutre la creatività del singolo; la creatività come risorsa illimitata che tutti possiedono e soprattutto come maggior fattore di produzione, nelle industrie basate sulla conoscenza, insomma la knowledge-based economy che s’integra con l’Industry 4.0. In questi termini, favorire l’aumento della creatività significa farne un driver economico fondamentale, affidato alla stessa classe creativa, che è diventata globale e rappresenta tra un terzo e la metà della forza lavoro, nelle nazioni avanzate di Nord America, Europa e Asia.

Che la creatività sia la forza con maggior impatto trasformatore, era chiaro anche agli estensori della “Strategia di Lisbona” e ai teorici dell’Economia della Conoscenza, ma oltre le normali difficoltà d’attuare una tale rivoluzione, è intervenuta sull’economia reale la crisi finanziaria del 2008, poi divenuta crisi globale, che ha riportato indietro l’orologio della storia.

Certo, alla Bilbao del 1990 non bastò il Guggenheim ma il museo fu traino d’importanti investimenti; dagli anni ’80 Berlino è molto attrattiva ed è considerata la migliore città d’Europa per i giovani, grazie al fermento culturale, ai prezzi sostenibili, ai divertimenti, alla vivibilità.
Tutti argomenti d’interesse per Amministratori pubblici e urbanisti e ancor più per i promotori immobiliari, per ottenere vantaggi competitivi, in un mercato aperto.

Se infatti Milano può autorevolmente sfidare Bratislava per divenire sede dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), l’autorevolezza deriva dalla realizzazioni dell’Expo e dell’area di Porta Nuova, con le sue torri e i nuovi spazi urbani, Bosco Verticale, Fondazione Prada, Portello, CityLife, Cascina Merlata, le nuove metropolitane e gli altri micro interventi, che le hanno cambiato volto.
Milano è un esempio: ciò che conta veramente è che una simile strategia può essere adottata anche nelle città medie e nelle altre aree metropolitane della Penisola. Beninteso, quello che muta è il sistema in relazione al quale i Sindaci ed i players delle trasformazioni intendono risultare competitivi, ma l’essenza della strategia urbana rimane la medesima: attrarre la Classe Creativa per mezzo di un paesaggio urbano ispirato dalla Classe Creativa.

Giovanni Maria Vencato, ALA Assoarchitetti

*originariamente pubblicato su Imprese Edili, anno 26, n. 7, sett. 2017

Segnaliamo il parere contrario a quanto qui pubblicato in un articolo dal titolo:

Gentrification, contrordine: la classe creativa rovina le città

Il pentimento di Florida sui guasti della gentrification conquista la sinistra radicale Usa: trasformazioni urbane motore di disuguaglianza

di SAMUELE CAFASSO

Pubblicato su Pagina99.it il 28 agosto 2017

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