Breve reportage filmato dalla Biennale di Architettura di Venezia 2018

Presentiamo in un filmato di 5 minuti, un percorso attraverso la  Biennale di Architettura di Venezia 2018.

E’ davvero difficile esprimere un giudizio in sintesi dell’intera manifestazione, prima perchè si dovrebbe piuttosto ragionare sui singoli allestimenti, in secondo luogo perchè la mostra non ci è piaciuta, ci ha deluso sia in sè sia in relaione alla precedente edizione curata da Aravena nel 2016.

In ogni caso, è indispensabile un approfondimento da parte di chi sia interessato ad analizzare i percorsi dell’architettura mondiale contemporanea e prossima; a tale scopo, pubblichiamo dei testi del presidente della Biennale e delle curatrici, che dovrebbero servire da “veicolo” di lettura ed interpretazione della mostra stessa, ma anche di quanto, se e come gli architetti invitati abbiano saputo e voluto porsi all’interno del tema/slogan della Biennale: FREESPACE

Giovanni M. Vencato, ALA Assoarchitetti


Intervento di Paolo Baratta

Presidente della Biennale di Venezia

Un peu d’histoire

Nella storia della Biennale di Venezia, l’architettura è emersa sgusciando all’interno della Mostra d’Arte con Vittorio Gregotti nel 1975 e poi all’interno del settore Teatro con Aldo Rossi, che nel 1979 realizzò il Teatro del Mondo. Nel 1980 fu riconosciuta una sezione autonoma, anche se la mostra di Paolo Portoghesi sulla “Strada Novissima” era ancora parte della Mostra d’Arte di quell’anno. Varie mostre si susseguirono, curate dallo stesso Portoghesi, tra cui “L’architettura dei paesi islamici” (20 novembre 1982 – 6 gennaio 1983), e “Progetto Venezia” curata da Aldo Rossi (20 luglio – 29 settembre 1985). Ancora nel 1986 Aldo Rossi cura una mostra dedicata a Hendrik Petrus Berlage nell’anno della Mostra d’Arte. Nel 1991 con Francesco Dal Co La Biennale organizza la prima mostra arricchita dal contributo dei Padiglioni dei paesi partecipanti (ma con una durata di meno di 30 giorni). L’architettura fu confermata nello statuto della Biennale come settore autonomo nella riforma del 1998.

L’Architettura fonte di beni pubblici

Con l’architettura quel che creiamo per uso privato diviene struttura dello spazio pubblico. L’architettura si offre come strumento per caratterizzare meglio ogni essere umano come cittadino. Con l’architettura si producono beni pubblici. I beni pubblici per loro natura possono essere o frutto di un’azione pubblica o nascere come dono, l’Architettura può essere dunque a un tempo strumento della consapevolezza sociale e capacità politica o della generosità del singolo. Una cosa è certa, senza architettura siamo più poveri. L’assenza di architettura nelle zone povere del mondo ne aggrava la povertà riducendo grandemente gli effetti positivi dell’urbanizzazione. L’assenza di architettura nelle zone più fortunate aggrava lo squilibrio tra ricchezza monetaria e livello della vita civile. Parlare di opzioni dell’architettura vuol dire parlare dei progetti dei nostri artisti e architetti ma anche dei nostri sistemi politici e istituzionali, delle nostre leggi, dei diritti riconosciuti, della capacità di implementarli, della vita activa, e della nostra cultura.


Dichiarazione di Yvonne Farrell e Shelley McNamara

Curatrici della Biennale Architettura 2018

Abbiamo utilizzato il Manifesto FREESPACE, diffuso nel giugno 2017 (vedi testo seguente), come strumento e punto di riferimento per realizzare questa Mostra. Si è dimostrato uno strumento solido. Ci è servito come misura e come guida per trovare una coesione nella complessità di una Mostra di enormi dimensioni.

Negli ultimi mesi, abbiamo acquisito piena consapevolezza dell’ubicazione eccezionale della Biennale nella città di Venezia. La nostra intenzione è di creare un legame fra la Mostra e questa città unica. Non direttamente, ma nel senso di una più acuta consapevolezza. In altre parole, il nostro approccio prevede che il contesto e l’aria di Venezia siano presenti nell’atmosfera della Mostra.

Abbiamo affrontato questa Mostra in qualità di architetti. Abbiamo considerato gli edifici esistenti come siti specifici, come nostro contesto. Il progetto della Mostra vuole rivelare le qualità delle Corderie e del Padiglione Centrale. La dimensione eroica delle Corderie con la struttura ripetitiva in mattoni e la sua luce mutevole contrasta con la qualità luminosa della luce zenitale nel Padiglione Centrale.

Crediamo che la pratica dell’architettura significhi perseverare, impegnarsi e rigenerare la continuità della cultura architettonica. Dobbiamo prenderci cura della cultura, come si prende cura di un giardino. Nell’architettura il tempo non è lineare. L’architettura ricompone il passato, il presente e il futuro. Il tema è rappresentato da un approfondimento speciale all’interno della Mostra dove il passato è reso vivo dal nuovo punto di vista degli architetti contemporanei.

Per quanto riguarda il significato della parola FREESPACE, siamo felicissime dell’impegno globale degli architetti invitati e dei Paesi partecipanti al suo processo di traduzione. Quando abbiamo scritto il Manifesto, volevamo che contenesse soprattutto la parola spazio. Volevamo scovare anche nuovi modi di utilizzare le parole di ogni giorno, che potessero in qualche modo portarci tutti a ripensare il contributo aggiuntivo che noi, come professionisti, possiamo fornire all’umanità. Per noi l’architettura è la traduzione di necessità – nel significato più ampio della parola – in spazio significativo. Nel tentativo di tradurre FREESPACE in uno dei tanti splendidi linguaggi del mondo, speriamo che possa dischiudere il ‘dono’ che l’invenzione architettonica ha la potenzialità di elargire con ogni progetto. La traduzione ci permette di mappare e di rinominare il territorio intellettuale e quello vero. La nostra speranza è che la parola FREESPACE ci permetta di sondare le aspirazioni, le ambizioni e la generosità dell’architettura.

Yvonne Farrell e Shelley McNamara, Curatrici della Biennale Architettura 2018


Manifesto di Yvonne Farrell e Shelley McNamara

Curatrici della Biennale Architettura 2018
Diffuso il 7 giugno 2017

FREESPACE

FREESPACE rappresenta la generosità di spirito e il senso di umanità che l’architettura colloca al centro della propria agenda, concentrando l’attenzione sulla qualità stessa dello spazio.

FREESPACE si focalizza sulla capacità dell’architettura di offrire in dono spazi liberi e supplementari a coloro che ne fanno uso, nonché sulla sua capacità di rivolgersi ai desideri inespressi dell’estraneo.

FREESPACE celebra l’abilità dell’architettura di trovare una nuova e inattesa generosità in ogni progetto, anche nelle condizioni più private, difensive, esclusive o commercialmente limitate.

FREESPACE dà l’opportunità di enfatizzare i doni gratuiti della natura come quello della luce – la luce del sole, quella lunare, l’aria, la forza di gravità, i materiali – le risorse naturali e artificiali.

FREESPACE invita a riesaminare il nostro modo di pensare, stimolando nuovi modi di vedere il mondo e di inventare soluzioni in cui l’architettura provvede al benessere e alla dignità di ogni abitante di questo fragile pianeta.

FREESPACE può essere uno spazio di opportunità, uno spazio democratico, non programmato e libero per utilizzi non ancora definiti. Tra le persone e gli edifici avviene uno scambio, anche se non intenzionale o non progettato, pertanto anche molto tempo dopo l’uscita di scena dell’architetto gli edifici stessi trovano nuove modalità di condivisione, coinvolgendo le persone nel corso del tempo.

L’architettura ha una vita attiva e al contempo passiva.

FREESPACE abbraccia la libertà di immaginare lo spazio libero di tempo e memoria, collegando passato, presente e futuro, costruendo sulle stratificazioni della nostra eredità culturale, legando l’arcaico e il contemporaneo.

Con il tema Freespace la Biennale Architettura 2018 presenterà al pubblico esempi, proposte, elementi – costruiti o non costruiti – di opere che esemplificano le qualità essenziali dell’architettura; la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l’orchestrazione e la disposizione in sequenza del movimento, rivelando le potenzialità e la bellezza insite nell’architettura.

La Mostra avrà una presenza spaziale e fisica su una scala e con caratteristiche tali da avere un forte impatto sul visitatore, comunicando la complessa natura spaziale dell’architettura.

La Mostra propone un coinvolgimento emotivo e intellettuale dei visitatori che verranno alla Biennale, per comprendere l’architettura, stimolare il dibattito sui valori centrali dell’architettura e celebrare il contributo reale e duraturo che l’architettura offre all’umanità.

Quando Jørn Utzon ha pensato alla seduta di cemento coperta di piastrelle all’entrata del Can Lis, a Maiorca, l’ha concepita modellandola perfettamente sul corpo umano per il suo comfort e benessere. A livello spaziale essa rappresenta una “parola” di saluto e benvenuto.

Angelo Mangiarotti “dice” la stessa cosa all’entrata del civico 24 di via Quadronno a Milano, in cui un corridoio in leggera pendenza con una seduta alla soglia dell’entrata vi “trattiene” e vi dà il benvenuto mentre fate ritorno dalla città.

Lina Bo Bardi eleva il museo di arte moderna di San Paolo per realizzare un belvedere affinché i cittadini possano godere della vista sulla città.

Palazzo Medici Riccardi a Firenze rappresenta potere e ricchezza, ma le sedute di pietra che disegnano la maestosa facciata esterna quasi rovesciano l’edificio. Così l’imponente parete esterna rappresenta anche un muro che racchiude uno spazio pubblico. La struttura solida sembra volgersi all’esterno assumendo un carattere generoso.

Siamo convinti che tutti abbiano il diritto di beneficiare dell’architettura. Il suo ruolo, infatti, è di offrire un riparo ai nostri corpi e di elevare i nostri spiriti. La bella parete di un edificio che costeggia la strada dona piacere ai passanti, anche se non vi entreranno mai. Lo stesso piacere è dato dalla vista di una corte attraverso un portale ad arco o un luogo nel quale trovare un punto di sosta per godere di un po’ di ombra o una nicchia che offre riparo dal vento o dalla pioggia.

Ciò che ci interessa è andare oltre ciò che è visibile, enfatizzando il ruolo dell’architettura nella coreografia della vita quotidiana.

Noi consideriamo la Terra come un Cliente. Questa visione implica una serie di responsabilità a lungo termine. L’architettura è il gioco di luce, sole, ombra, luna, aria, vento, forza di gravità con modalità che rivelano i misteri del mondo e tutte queste risorse sono gratuite.
Nella 16. Mostra Internazionale di Architettura si celebrano gli esempi di generosità e di sollecitudine nell’architettura in tutto il mondo. Siamo convinti che queste qualità sostengano la capacità fondamentale dell’architettura di promuovere e supportare il contatto importante che sussiste tra le persone e lo spazio. Concentriamo la nostra attenzione su queste qualità perché pensiamo che l’ottimismo e la continuità ne siano parte costitutiva. L’architettura che incarna queste qualità con generosità e desiderio di scambio è proprio ciò che chiamiamo Freespace.

Invitiamo tutti i partecipanti e tutti i padiglioni nazionali a presentare a Venezia il proprio Freespace, in modo che insieme si possa rivelare la diversità, la specificità e la continuità nell’architettura sulla base delle persone, dei luoghi, del tempo e della storia, per promuovere la cultura e l’importanza dell’architettura in questo dinamico pianeta.»

“Una società cresce e progredisce quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra sanno che non potranno sedersi”, proverbio greco.

Yvonne Farrell e Shelley McNamara

Nota di redazione. Tutto il materiale testuale è stato riportato per stralci ed è tratto dalla documentazione prodotta dalla Biennale per la stampa e i media.


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