Tutti gli architetti hanno avuto esperienza del fatto che i clienti – in sostanza – chiedono ciò che conoscono, salvo nei casi di rapporti professionista/cliente fortemente assimmetrici. Tale constatazione, non rimane circoscritta al rapporto tra due contraenti, ma si riflette ovviamente sul paesaggio che è costituito dalla sommatoria dei prodotti che scaturiscono da quei singoli interventi edificatori. Questa considerazione, tra l’altro, non fa che evidenziare le ragioni che, ancora una volta, rendono interessante per tutti l’attività del nostro Dedalo Minosse che premia i migliori clienti degli architetti.

Far conoscere con la TV l’architettura contemporanea italiana, non solo le archistar

di Giovanni M. Vencato, ALA Assoarchitetti

La televisione è senza dubbio il Medium che ancora oggi potrebbe veicolare facilmente una diffusione della conoscenza delle minute realizzazioni architettoniche. ALA Assoarchitetti, con la creazione e l’organizzazione della rassegna DMCinema, ha reso evidente quanto il Cinema poggi sull’architettura come “impalcatura” delle storie che narra tuttavia, soprattutto oggi, la diffusione del cinema non è paragonabile con quella capillare delle produzioni televisive.

Architettura e TV: attualità dell’argomento

Questo tema diviene argomento di attualità nel momento in cui il Governo italiano ha cambiato quattro su sette dei componenti del Consiglio di Amministrazione delle Rai e si accinge a nominarne il presidente ed il manager generale. Tanto le case di poduzione quanto le reti televisive italiane, dovrebbero vedere nell’architettura un tema straordinariamente interessante anche per il pubblico e nient’affatto una questione per specialisti; con ciò attivare un canale dedicato all’architettura, oppure inserire nei canali tematici esistenti, una serie che vada a tessere una narrazione non dei maxi edifici delle archistar, ma piuttosto tra le migliaia di architetture bellissime e minute che si trovano lungo le nostre strade, costruite nell’arco degli ultimi due decenni.

Critica del gusto.

In questione non è tanto la legittimità di ciascuno di esprimere giudizi di gusto, quanto piuttosto il fatto che quei giudizi vanno spesso in favore di un’architettura senza qualità per l’uomo senza qualità, oppure in direzione delle caratteristiche costitutive del paesaggio urbano in cui si è vissuti; ne è testimonainza la prevalenza della tradizione o di una pseudo-tradizione composta magari di legno, laterizio, sassi e tovaglie a quadretti rossi e bianchi: tutto molto rassicurante ma assolutamente falso.

Il fatto è che l’architettura è chiamata inevitabilmente a raffigurare (o almento, a proporre) un segno per i propri tempi, molto di più delle altre arti figurative, perchè molto più diffusa e vicina alla gente comune.
Il fatto che noi stiamo attraversando una lunghissima stagione post-moderna (che è seguita alla gloriosa ed eroica stagione del “Moderno” con i suoi Maestri), non significa affatto che non siamo produttori di segni significanti, cioè che “significano” – appunto – la condizione post-moderna la quale ha, rispetto all’eoca precedente, delle connotazioni più fluide, incerte e mutevoli, ma comunque degne di considerazione. Essa è il proseguio nella globalizzazione di quella internazionalizzazione del gusto operata in seno ai C.I.A.M., i congressi internazionali di architettura moderna, di cui l’undicesimo ed ultimo si celebrò nel 1959 in Olanda.

Dov’è la falla?

Il problema è che manca un intrattenimento televisivo che si occupi di divulgare e illustrare l’architettura contemporanea, televisione qui intesa come massimo mezzo di divulgazione presso le masse popolari.

Infatti, se si vuole andare un poco indietro con la memoria – googleando – gli unici programmi televisivi che si trovano che si occuparono di architettura furono:

  • Nonsolomoda” trasmesso dal 1984 al 1995, con propaggini fino al 2012 sulle reti Mediaset, il quale oltre che la moda, costume ed arte, illustrava anche l’architettura del prosente.
  • Vi fu il breve ciclo intitolato “Mi chiamo città” trasmesso su RAINews tra il 2009 ed il 2012.
  • Infine, tra le commendevoli iniziative dello spigoloso Luigi Prestinenza Puglisi – inventore nel 2003 della presS/Tletter – vi fu anche il fatto di presiedere l’Associazione Italiana di Architettura e Critica, insediata presS/Tfactory, dalla quale usc’ “Archi LIVE“, un format ideato e diretto da Marco Maria Sambo

Al giorno d’oggi sopravvivono con un buon successo due filoni: Interior Design & Ingegneria estrema. Ecco quindi i numerosi programmi televisivi sui canali digitali sulle ristrutturazioni ed allestimenti di interni, a cui si sggiungono le ben rade incursioni sul tema di RAI5 e SkyArte, ben poco vien da dire. A fianco, i programmi sull’ingegneria estrema e le costruzioni impossibili quali quelli trasmessi su Discovery Channel, National Geographic, DMax e Focus.

Eppure… – Con lo sguardo sempre nella specchietto retrovisore.

Tralasciamo in questa analisi, l’indiscutibile successo dei didascalici programmi di Alberto Angela, perchè di tutto si occupano tranne che dell’architettursa contemporanea, tuttavia essi sono la dimostrazione tangibile di come si possa ottenere un successo di pubblico con una divulgazione pop.

Per contro, l’interesse per l’architettura storica ed archeologica, testimoniata dai noti successi televisivi, non fa che rafforzare l’opinione sinteticamente espressa nel primo paragrafo secondo cui la gente comune, chiedendo come cliente dell’architetto solo ciò a cui è abituata perchè forma il loro paesaggio culturale di riferimento (storico-archeologico, otto-novecentesco, Boom economico), esprime un rifiuto per l’architettura contemporanea quando essa è “segno dei tempi”, di questi tempi in cui domina l’indertezza e la liquidità.

Non è certo una novità questa ostilità verso il nuovo che avanza. Riportiamo solamente, a titolo di esempio eclatante e a tutti noto, la vignetta che derideva la LoosHaus di Michaelerplatz a Vienna, mutatasi da oggetto di scherno ad icona premoderna della modernità.

 


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