Pubblicati da Bruno Gabbiani

In Italia gli architetti e ingegneri sono troppi o troppo pochi?

In Italia vi sono oltre 250.000 architetti e ingegneri e 100.000 geometri, 350.000 professionisti che s’occupano delle trasformazioni del territorio: più di uno ogni 170 abitanti. In nessun paese al mondo vi è una simile densità di progettisti (Francia 1/3.500 abitanti, Cina 1/40.000). In Italia troppi soggetti di tutte e tre le professioni, che s’occupano a vario titolo del progetto d’architettura. Scarseggiano contemporaneamente gli ingegneri (e i diplomati tecnici) specializzati in altri rami dell’industria, energia, trasporti.

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Gli effetti sono talmente gravi, che ne è uscito uno scenario sconvolto, con sparizione dal mercato d’imprese di costruzione, di produttori e distributori di materiali e componenti edili e con la chiusura di fatto di molti studi professionali, con la relativa dispersione degli addetti e delle loro abilità.

Equo compenso e mercato – Un tema comune per imprese e professionisti

C’è qualcosa di surreale nella stessa necessità di dover procedere alla definizione di equità del compenso, in un settore così delicato. Il principio secondo il quale ogni prestazione debba essere adeguatamente retribuita, corrisponde al senso comune e ad una normalità, che dovrebbe ritrovarsi implicita in uno stato ben amministrato, mentre la quantificazione di quanto sia da considerarsi effettivamente “equo” dovrebbe sorgere dalla logica e dall’equilibrio del mercato. Invece il ”mercato” delle professioni del territorio in Italia è fortemente perturbato dal fatto che in Italia vi erano un architetto ogni 414 abitanti, a confronto dei 789 della Germania, dei 2.227 della Francia. È evidente che la situazione italiana costituisce un’anomalie e che a questa anomalia non è possibile porre rimedio, con qualche provvedimento legislativo. Eppure, se Governo e Parlamento avranno a cuore l’interesse pubblico, dovranno almeno provvedere a definire le soglie di remunerazione delle prestazioni, al di sotto delle quali deve scattare il concetto di “anomalia dell’offerta” e di conseguenza di nullità delle pattuizioni anche nel settore privato.

Appello al nuovo Parlamento: resta urgente il tema della semplificazione

Per gli architetti, gli ingegneri e gli imprenditori delle costruzioni, si tratta di poter ritornare a fare il proprio lavoro, riducendo il ruolo degli adempimenti burocratici e delle introduzioni personali, di ridare un giusto valore alla professionalità, alla competenza e alla capacità di creare valore aggiunto